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ULTIM'ORA - Nobel a un italiano...
Il Nobel per la medicina è stato assegnato all'americano di origine italiana Mario Capecchi e ai britannici Martin Evans e Oliver Smithies (cittadino americano). Capecchi, Evans e Smithies sono stati premiati per le ricerche sulle cellule staminali. Ricerche hanno portato ottenuti i primi cambiamenti genetici nei topi utilizzando cellule staminali embrionali. Il premio, di 1,54 milioni di dollari, sarà diviso fra i tre ricercatori per il loro contributo alle ricerche che hanno permesso di avere a disposizione topi geneticamente modificati, oggi utilizzati nei laboratori di tutto il mondo.
Capecchi è nato in Italia ed è cittadino americano. Evans e Smithies sono entrambi nati in Gran Bretagna, ma Smithies è cittadino americano. Quindi: Nobel a 2 americani e 1 inglese.
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MIUR: i provvedimenti della finanziaria 2007
Il disegno di legge della finanziaria prevede 400.000.000 € di aumento: 320 milioni per l'università e 80 per la ricerca - 20 dei 320 milioni per l'Università saranno destinati ad adeguare i fondi per le borse di studio, i rimanenti 300 milioni il Fondo di finanziamento ordinario delle Università (FFO).
L'utilizzo dei fondi avverrà attraverso l'adozione di un Piano programmatico d'efficienza del sistema universitario e a sostegno della qualità degli studi e delle ricerche. Il Piano verrà definito con le stesse Università.
Il bando 2007 è operativo: evviva il PRIN!
La registrazione alla Corte dei Conti del 2 ottobre scorso ha reso operativo il bando Prin 2007.
I progetti di ricerca di interesse nazionale (PRIN) riguardano14 aree disciplinari (scienze matematiche/informatiche, scienze fisiche, scienze chimiche, scienze della terra, scienze biologiche, scienze mediche, scienze agrarie/veterinarie, ingegneria civile/architettura, ingegneria industriale/dell'informazione, scienze dell'antichità/filologico-letterarie/storico-artistiche, scienze storiche/filosofiche/pedagogiche/psicologiche, scienze giuridiche).
Un progetto di ricerca di una o più unità operative (non più di cinque unità locali) è coordinato da un coordinatore scientifico (professore, ricercatore universitario o assistente ordinario del ruolo ad esaurimento). Il Coordinatore scientifico, oltre all'attività di coordinamento è impegnato direttamente nella ricerca con responsabilità scientifica, organizzativa e finanziaria del progetto.
Una quota del 10% dell'intero finanziamento disponibile per il programma PRIN 2007 è riservata al cofinanziamento di progetti il cui coordinatore scientifico nazionale abbia meno di 40 anni all'atto della presentazione della domanda.
La scadenza per la presentazione delle domande di cofinanziamento è fissata improrogabilmente al 31 ottobre 2007 per i responsabili scientifici e al 24 ottobre per i responsabili locali. Le domande dovranno essere presentate, sia in italiano sia in inglese, esclusivamente per via telematica.
I giovani studenti possono accedere al credito agevolato
Il problema è serio, e ci si sta lavorando:
il ministro dell'università e della ricerca crede che sia un dovere del governo e del parlamento separare il sano dal malato ed il pulito dal marcio, e restituire fiducia all'opinione pubblica nei confronti dell'università e prestigio e reputazione all'università stessa: il bene più prezioso di cui dispone l'università è, infatti, la reputazione. Se si incrina la reputazione, si verifica una perdita irrimediabile, e abbiamo quindi il dovere di restituire reputazione, compiendo gli atti giusti allo scopo.
- favorire l'accesso alla cultura, con finanziamenti garantiti per il pagamento delle tasse universitarie, spese di iscrizione a corsi master post laurea e per la partecipazione al programma comunitario Erasmus.
- promuovere, sempre attraverso finanziamenti garantiti, l'acquisto di personal computer portatili dotati di connettività WiFi.
- favorire la mobilità sul territorio con finanziamenti garantiti per il pagamento delle spese relative alla stipula di contratti di locazione (deposito cauzionale e spese per l'intermediazione immobiliare) da parte di studenti fuori sede.
Questi i punti principali del protocollo d'intesa firmato dai ministri per le politiche giovanili, dell'università e ricerca, per le riforme e innovazioni nella pubblica amministrazione, volto ad agevolare l'accesso al credito dei giovani studenti.
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fonte: www.cuneo2night.com
il ministro dell'università e della ricerca...
ad una interrogazione parlamentare avanzata alla camera dei deputati dall'opposizione, sui problemi delle università italiane, risponde:
che ha provato a porre al centro del governo e del sistema la questione morale, la questione della legalità e della trasparenza;
che in questi mesi - cosa che non si sarebbe neanche immaginato all'inizio - ha dovuto continuamente coinvolgere magistratura, forze di polizia e alla fine anche l'alto commissariato anticorruzione e ha incoraggiato molti, a partire dai rettori, a prendere decisamente l'iniziativa…
che secondo lui non è vero che è tutta spazzatura - nell'università italiana esiste qualità ed eccellenza, come dimostrano tanti successi dei nostri laureati;
che tuttavia c'è anche una quota insopportabile e all'apparenza irriducibile di clientelismi, di cordate di potere, di nepotismo che deprimono il principio cardine di qualunque sistema di alta formazione: il principio del merito;
che le regole dei concorsi sono state continuamente mutate negli anni;
che bisogna lavorare, come stiamo facendo, a criteri nuovi che riducano i fattori d'arbitrio e ad incentrare tutto il sistema intorno alla valutazione con un meccanismo che premi i buoni risultati e punisca chi invece non si impegna;
che i problemi delle università sono: la mancanza di forze giovani, i sistemi della valutazione secondo standard internazionali, l'inflazione delle università telematiche, gli esami comprati;
che è contrario al numero chiuso, ma ammette che non se ne può fare a meno per due motivi: vincoli europei per cinque profili (medicina, odontoiatria, veterinaria, architettura e ingegneria civile) e i requisiti minimi richiesti dalla legge per aprire un corso;
che comunque anche se i test sono un metodo di larga diffusione internazionale, ne ha verificati i limiti, tanto è vero che il 27 luglio ha firmato un decreto, che è oggi all'attenzione delle Camere, nel quale si afferma che le prossime prove dovrebbero svolgersi su 105 punti, dei quali 80 determinati dal test e 25 determinati in base ai risultati medi degli ultimi tre anni di scuola superiore e a quello di maturità, in modo da far pesare anche il curriculum scolastico precedente.
Il ministro dell'università e della ricerca, sentita la conferenza dei rettori e in collaborazione con gli atenei italiani, si è impegnato, recita l'accordo, "a rendere disponibile un apposito sistema informativo di accreditamento degli studenti che hanno diritto al finanziamento anche attraverso il riutlizzo di sistemi relativi a progetti già realizzati".
Il ministro dell'università e della ricerca si è anche impegnato a garantire un servizio di help desk nei confronti dell'Università.
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"Il successo del vino a livello mondiale" sembra inorgoglire a dismisura gli italiani.
I romani dettero un forte impulso all'espansione della coltivazione della vite senza esserne gli inventori; dalla caduta dell'impero romano ad oggi il testimone e il passaparola di usi e costumi è continuato con gli imperi che si sono succeduti.
Nel corso dei secoli la culla della viticoltura d'avanguardia è stata la Francia e non affatto l'Enotria (un paese così straordinariamente vocato alla viticoltura da far pensare ai suoi abitanti di saper fare il vino sempre meglio degli altri, mentre i greci l'avevano chiamata terra del vino perché andavano loro a farci un vino bianco, l'unico in grado agli albori di una viticoltura di qualità, molti secoli dopo, di competere con i migliori vini dei nostri cugini francesi).
Questo riscontro ha niente a che fare con l'esterofilia perché la Francia, dal medioevo in poi, è un po' il crocevia se non teatro degli avvenimenti che hanno reso possibile l'Europa odierna.
Da Carlo Magno a Enrico Plantageneto, da Napoleone a Gerard Depardieu ha sempre potuto contare presso luoghi di potere sulla presenza di centri di cultura e chissà che Leonardo da Vinci, che ha trascorso sulla Loira gli ultimi 3 anni della sua vita, non abbia messo lo zampino pure sulla possibilità di sviluppare una viticoltura di qualità in grado di sfruttare appieno territori ancora oggi considerati meno vocati, a latitudini impossibili, o quasi, da chi trova più piacere ad aprire la bocca senza bere il vino di quei posti.
Solo la presenza di una cultura del vino nel territorio può giustificare questo fenomeno, non una sotto-cultura in grado di tessere lodi al "vino del contadino" (di solito un vino strambo e puzzolente) come massima espressione enologica o ad un vino che si chiama Sassicaia, perfetta imitazione di vini tipici di Bordeaux, o di altri vini successivi al Sassicaia che pur essendone una (spudorata?) imitazione sono ritornati proprio di questi tempi di moda a vanto e a difesa del made in Italy del mondo.
Prima di chiudere questo più-che-prolisso (nelle intenzioni avrebbe dovuto essere solo propedeutico) cappello all'articolo della CIA in difesa del vino italiano, riprodotto come mamma l'ha fatto, è doveroso aggiungere che sono stati evidenziati in grassetto alcuni passi dell'originale solo per ricordare ai lettori più disattenti che i termini evidenziati presumibilmente vanno interpretati in attinenza all'evoluzione della viticoltura nel mondo e non a situazioni di missioni alcoliche di pace o di guerra.
Comunque quando si evocano processi di sviluppo sarebbe più opportuno non giudicare tradizioni viticole di altri popoli un po' troppo superficialmente... i miliziani romani che riconquistarono e liberarono i territori iberici dai mussulmani rimasero allibiti dalle tecniche colturali d'avanguardia per quei tempi adottate nei vigneti da mussulmani, notoriamente famosi per non bere il vino.
Cercare di sapere se uno beve o non beve il vino è un po' un problema; comunque senza invadere l'altrui privacy non difficile poter constatare che nonostante i divieti del Corano nelle botteghe nordafricane il vino viene venduto senza problemi."
ORGANICOnf 2007
Le vendemmie degli altri
In Spagna la produzione del vino, con un incremento del 38% rispetto al 2005, pur non raggiungendo i 42 Mhl del 2004, si stabilizza vicino ai 40 milioni di ettolitri. I "Vinos de la Tierra" salgono a più di 4 Mhl ed i vini doc e da tavola aumentano di circa 1 Mhl ciascuno. In crescita anche la produzione di mosti d'uva (quasi tutti provenienti da Castilla La Mancha) ormai oltre 5 Mhl.
Scarsa invece la vendemmia in Australia a causa di gelate e siccità, per il 2007 si prevede la raccolta di circa 1.200.000 tonnellate di uva (40% in meno del 2006. I prezzi del vino sfuso hanno già subito un incremento significativo.
[fonte: Adnkronos/Ign]
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CIA: "Made in Italy" minacciato dall'escalation
dei nuovi paesi
La Cia ricorda i successi conseguiti dalle nostre produzioni, ma avverte che i paesi dell’emisfero Sud e la Cina stanno incrementando le superfici vitate e la produzione, aprendo cosi’ ulteriori spazi alle esportazioni.
L’Ocm in discussione deve essere orientata in maniera adeguata proprio per rispondere a queste difficili sfide.
Il caro-euro ci fa essere sempre meno competitivi.
Il vino “made in Italy” e’ ancora leader nel mercato mondiale.
La sua qualita’ e la sua tipicita’ rappresentano le “armi” che hanno permesso di conquistare sempre nuovi consumatori. Ma tutto questo e’ ora a rischio.
Sullo scenario internazionale si stanno affacciando e anche affermando nuovi paesi produttori, Cina in testa, che possono scalzarci, nel giro di pochi, dal podio.
A lanciare l’allarme e’ la Cia-Confederazione italiana agricoltori la quale evidenzia come la concorrenza, soprattutto sui costi di produzione, quantita’ prodotte e prezzi, stia diventando sempre piu’ agguerrita e difficile.
Basti pensare -rileva la Cia- che negli ultimi dieci anni i paesi dell’emisfero Sud del mondo (Africa del Sud, Argentina, Australia, Bolivia, Brasile, Cile, Nuova Zelanda, Peru’ e Uruguay) hanno aumentato dell’11 per cento la superficie viticola, con aumenti produttivi vicini al 15 per cento (sono state toccate punte anche del 18-19 per cento).
E la previsione per il 2007 e’ di un ulteriore incremento. Solo in Australia, nonostante la ricorrente siccita’, la produzione passera’ da 4 a 10 milioni di ettolitri, mentre in Argentina si arrivera’ a 15 milioni di ettolitri.
Non solo.
In agguato - avverte la Cia - c’e’ sempre la Cina che ha da tempo avviato un’azione tesa ad aumentare sia la superficie che la produzione vinicola, che oggi e’ di circa 5 milioni di ettolitri.
Sta di fatto che, come ha rilevato un recente studio, gia’ nel 2010 il primato mondiale per i consumi di vino potrebbe andare al paese asiatico, attualmente al decimo posto nella graduatoria internazionale.
Questa evoluzione del mercato del vino - segnala la Cia - rischia cosi’ di sconvolgere in breve tempo l’odierno scenario.
Oggi le esportazioni dei paesi dell’emisfero Sud e della Cina rappresentano piu’ del 30 per cento delle esportazioni mondiali e, se la crescita produttiva proseguira’ con questi ritmi, il dato e’ destinato inevitabilmente ad aumentare.
fonte: ©AGI (10:51:36 6 giugno 2007)
Champagne in crescita
Le bottiglie importate in Italia nel 2006 sono 9,3 milioni, con una crescita del 5,13% rispetto al 2005. L'Italia è al quinto posto dell'export mondiale. Per il Centro Informazioni Champagne "il trend di crescita in Italia e' costante dal 2001. I consumi di Champagne degli italiani non hanno risentito della crisi degli ultimi anni e l'ulteriore incremento del 2006 sembra confermare che ogni incertezza e' ormai alle spalle". Per il quinto anno consecutivo le esportazioni di Champagne nel mondo sono in crescita. Dopo i 327 milioni spediti nel 1999, il 2006 ha registrato una spedizione di oltre 321,7 milioni di bottiglie. Le vendite registrano un aumento del 4,6 %; la Francia progredisce dell'1,5% e nel resto del mondo c'e' un incremento dell'8,8%. Il giro d'affari e' di poco piu' di 4 miliardi di euro e la meta' proviene dalle esportazioni. Le bottiglie esportate nell'Ue sono 84.133.309 con un incremento del 4,4% rispetto al 2005. Il Regno Unito e' in testa con 36.789. 527 bottiglie esportate e una crescita dell'1%. La Germania si conferma al terzo posto con un'esportazione di 12.287.012 con un +3% rispetto al 2005. La Svizzera vede un aumento delle spedizioni del 7% con 5.445.004 bottiglie. Altri Paesi dell'Ue vantano una crescita a due cifre, come i Paesi Bassi (+ 16%), la Spagna (+ 27%) e l'Irlanda (+ 24%). L'UE rappresenta il 40% del totale esportato. Fuori dell'UE il consumo e' in forte aumento (+16%. Gli Stati Uniti restano il secondo mercato all'export con 23.159.336 di bottiglie (+12%). Il Giappone diventa il sesto mercato per lo Champagne con 8.013.676 di bottiglie (+ 35%). L'Australia, in crescita del 29% con 2.948.674 di bottiglie. Fra i mercati emergenti la Russia conferma il suo interesse per lo Champagne (+ 39%). Ancora di più la Cina (+50%) e l'India (+125%).
[fonte: Adnkronos/Ign]
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GDO: record di vendite
per il vino di qualità
Produttori e istituzioni, sempre più impegnati con la grande distribuzione nella promozione del vino italiano sui mercati esteri, in occasione del Vinitaly informano la platea sulle potenzialità di un canale sempre più importante per il vino di qualità italiano sul mercato nazionale: la GDO. Nel 2006 le vendite della grande distribuzione hanno raggiunto il 69,2% a volume (+2% rispetto al 2005 e +2,5 per cento delle vendite a valore). Più della metà del vino venduto in "grandi magazzini" è doc, docg e igt: nel 2006 ha raggiunto la quota del 52,9% a volume (74% a valore) del totale di vino venduto nella Gdo, con una crescita del 2% rispetto al 2005. Il prezzo medio al litro dei vini venduti è di 4,04 €; le fasce di prezzo di maggiore crescita sono quelle superiori a 6,4 €. I vini della GDO più venduti sono nell’ordine: Chianti classico (Toscana), Montepulciano d’Abruzzo, Sangiovese (Emilia Romagna, Toscana), Nero d’Avola (Sicilia), Merlot (Veneto), Pinot (Tri-Veneto), Bonarda (Lombardia), Barbera (Piemonte), Vermentino (Sardegna), Barbera d’Asti e con il maggior tasso di crescita sono nell’ordine: Brunello di Montalcino, Nero d’Avola, Gewurztraminer, Morellino di Scansano, Verdicchio di Jesi, Dolcetto d’Alba, Bonarda Oltrepò, Barbaresco, Chardonnay e Rosso di Montalcino. Si può dire quindi che la GDO dà un contributo alla crescita della cultura enologica in Italia operando in sinergia con i produttori nel comune intento di far conoscere ed apprezzare la produzione vinicola italiana.L’obiettivo dichiarato della catena distributiva Carrefour è di "avvicinare al mondo del vino anche consumatori non esperti, con scaffali prodighi di "suggerimenti (abbinamento a cibi ed informazioni di vario tipo)”.L'andamento delle vendite nel 2006 "conferma il fenomeno sociologico di quanti vadano a cercare il vino di qualità sugli scaffali di super ed ipermercati." Oggi, la Carrefour, si confronta con un consumatore che "evolve ed alterna al tempo stesso l’acquisto di un vino da 2-3 € e 15-20 €, che vuole risparmiare, e che desidera provare anche il vino top”. Coop Italia ha incrementato le vendite di vini italiani con prezzo compreso tra 3 e 6 €, con punte ancora più importanti nella fascia 4 e 5 €. Da 3 anni un accordo con Agea Unavini per una campagna, finanziata con il contributo della Comunità Europea per promuovere il vino italiano si pone l'obiettivo di divulgare la conoscenza delle tipologie di vini doc e docg tanto in Italia quanto, nei prossimi anni, all’estero, con giornate formative per gli addetti ai punti vendita e la distribuzione gratuita di migliaia di opuscoli sul vino ai clienti. Il meglio della produzione alimentare e vinicola, in collaborazione con Eataly, una società di cui Coop fa parte, sarà proposto nelle principali piazze del Mondo (New York, Parigi, Londra, Tokio ecc., oltre chè nelle principali città italiane)”. L’elemento chiave della "missione" di Buonitalia spa, che sottolinea l’importanza di un accordo tra produttori, distributori e istituzioni, è di “internazionalizzare l’agroalimentare made in Italy con una strategia che prevede un approccio diverso in base ai mercati: aumentare le quote di esportazione nei mercati tradizionali e favorire soluzioni distributive che consentano una presenza strutturata delle imprese italiane nei mercati emergenti" con l'obiettivo di "aiutare gli imprenditori italiani a sviluppare relazioni dirette su quei mercati, a sostegno delle aziende produttrici con un programma di interventi rilevanti ed efficaci, specialmente sulle catene distributive e sui ristoranti di qualità, prima vetrina all’estero per i prodotti italiani". Né può mancare sullo stesso tema la voce dell’ICE a rimarcare che la grande distribuzione svolge già un ruolo di primaria importanza per la presenza dell'offerta italiana di prodotti agroalimentari made in Italy, e del vino in particolare, sui mercati esteri. Un ruolo che crescerà nel 2007, in virtù di un intenso programma d'intervento sui principali mercati esteri e in particolare nell'area dell'Europa del Nord dove da alcuni anni si fa richiesta di un supporto promozionale al vino italiano. Favorevoli ad una sempre maggiore collaborazione con la GDO, sia in Italia che all’estero, sono i produttori di vino. Tra di loro la Federvini sottolinea la positività del 2006 per il vino italiano: "sul mercato nazionale stiamo assistendo ad una razionalizzazione della filiera e dei portafogli più in linea con le reali necessità del consumatore, mentre i mercati esteri sono stati oggetto di politiche commerciali più aggressive che stanno generando una crescente domanda di prodotto. Va sottolineato anche il netto miglioramento dei rapporti tra produttori e grande distribuzione: una volta la gdo era vista da alcuni di noi unicamente come venditrice di fascia bassa, mentre il vino di qualità si vende sempre più sugli scaffali dei supermercati. Questo perché la Gdo ha mostrato di capire la logica del brand, non concentrandosi solo sul fattore del prezzo. Siamo quindi ottimisti anche su una collaborazione tra produttori e gdo italiana sui mercati esteri, tenendo però ben presente che non basta esportare il vino di qualità italiano, occorre anche un’opera parallela di divulgazione e informazione nei punti vendita della gdo”. Anche Conad ha delineato un forte impegno per la promozione e la valorizzazione del vino italiano, sia in Italia che all’estero. Per il 2007 Conad sta sviluppando per il mercato italiano un approccio innovativo anche in termini di comunicazione, evidenziando gli abbinamenti dei vari vini col cibo ed esplorando le più svariate provenienze geografiche. Per quanto riguarda l’estero, sta crescendo l’esperienza del consorzio internazionale Coopernic, che consente di selezionare assortimenti da proporre ad altri distributori esteri, il che rappresenta un opportunità significativa per i produttori che altrimenti non sarebbero in grado di raggiungere molti mercati per i costi di introduzione e talvolta anche per la impossibilità di proporsi come singoli.
[fonte Vinealia:dati elaborati da ACNielsen]
È doveroso sottolineare, da fonti nostre, la promozione e valorizzazione del vino italiano svolta nel 2006 da alcuni gruppi d'acquisto, cantine sociali o singoli produttori con un forte incremento di fatturato di vino sfuso, particolarmente appetito dai consumatori ad un costo (a litro) di 1,2-1,6 €.
[ORGANICOinfo2007]
DOC e DOCG (+11,3%)
La spesa per gli acquisti familiari dei vini a denominazione di origine confezionati (doc e docg) è aumentata dell’11,3% raggiungendo, in valore, quella per i vini da tavola. È quanto emerge da una analisi condotta dalla Coldiretti al Vinitaly che, sulla base dei dati Ismea/AcNielsen relativi al 2006 sugli acquisti domestici, conferma la tendenza degli italiani a bere meno ma meglio. “Nonostante la riduzione dell’1,9% nel numero delle bottiglie acquistate si è verificato - sottolinea la Coldiretti - un aumento della spesa complessiva per vini e spumanti del 4% proprio per effetto della forte crescita dei vini doc e docg”. Un’importante inversione di tendenza che - secondo la Coldiretti- “ha portato un crescente numero di italiani a preferire l’acquisto di vini doc da bere in casa con famiglia o amici per sfuggire alle trappole del caro prezzi senza rinunciare alla qualità e al legame con il territorio”.
(Agrapress)
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Nel 2004 prodotti quasi
300 Mln ettolitri di vino
La produzione mondiale di vino del 2004 (294 milioni di ettolitri) è di circa 30 milioni in più rispetto al 2003 (264,9 milioni di ettolitri). Il 70,6% è prodotto in Europa (62% nell'UE a 25) con la Francia che conferma la leadership davanti Italia e Spagna.
I tre Paesi, che da soli producono 150 milioni di ettolitri, sono i maggiori Paesi produttori mondiali, seguiti da Stati Uniti (circa 20 milioni di ettolitri), Argentina (più di 15), Australia (meno di 14, Cina (circa 11), Germania (oltre 10) e poi Sud Africa, Portogallo, Cile e Romania. Rispetto al 2003 solo la Cina, sorpassata dall'Australia, non aumenta la propria produzione.
[fonte: OIV]
Nel 2005 con circa 1/5 della produzione mondiale di vino Francia (22%) e Italia (20%) guidano la classifica dei vini importati negli USA: il 32% è rappresentato da vini da tavola italiani davanti a vini australiani (24%) e francesi (20%).
(Agrapress)
UE - reddito agricolo reale a +3.8%
Secondo una seconda stima per il 2006 diffusa da Eurostat in Italia il reddito agricolo reale per addetto è diminuito del 3,4%. Nell'UE a 27 si è complessivamente registrato un aumento del 3,8%. La crescita maggiore si è registrata in Olanda (+15,1%) e Polonia (+10,6%). I paesi che invece registrano un calo, oltre all'Italia, sono Slovenia (-1,9%); Malta (-2,5%), Estonia (-5,2%), Finlandia (-7,8%) e Irlanda (-13,3%).
[fonte: Agrapress]
2006 - il vino in Italia
- un giro d'affari di 8.000 milioni di euro; - l'intero patrimonio della filiera vitivinicola, compresi impianti e strutture per la produzione di vini, liquori, distillati e aceto balsamico, sfiora 50 miliardi di euro; - gli occupati (più quelli della distribuzione) sono circa 1,2 milioni; - la produzione italiana è il 21% di quella mondiale e il 34% di quella dell'UE; - la vendemmia 2006 è stata di 51,5 milioni di ettolitri, con un incremento del 2% sul 2005 (50.566 ettolitri), a fronte di una media 2001/2005 di 48,9 milioni; - le denominazioni sono 476 (358 doc-docg e 118 igt); - le aziende vitivinicole sono 800.000; - le aziende imbottigliatrici sono 30.000; - la superficie vitata italiana è di 675.580 ettari; - il vitigno più diffuso è il Sangiovese; - 2/3 delle aziende hanno vigneti inferiori ad 1 ettaro; 7.000 superano i 10 ettari, poche centinaia 50 ettari
[fonte: Univ.Bologna/Federvini/Assoenologi/cens.ISTAT 2000]
- il vino con il 20% è al primo posto nelle esportazioni agroalimentari; - l'export vinicolo italiano ammonta a 16,5 milioni di ettolitri per un valore di 3.195 milioni di euro; - Stati Uniti e Russia sono i maggiori acquirenti; - le docg più famose all'estero sono: Chianti Classico, Brunello di Montalcino e Barolo. - le aziende esportatrici di vino sono 2.000.
- i consumi domestici di vino si attestano attualmente intorno a 8,5 milioni di ettolitri e 48 litri pro capite; i cali più significativi riguardano il vino da tavola con un decremento medio annuo del 2,7% nel 2000-2004, solo i vini doc e docg bianchi hanno incrementato gli acquisti domestici dello 0,6% annuo.
[fonte: ICE]
- Horeca è il canale di vendita più diffuso per vini che costano più di 25 € (42,9% del fatturato), seguono le enoteche e i winebar (36,3%) davanti a GDO (4,3%);
- 1.000 locali con un fatturato di 300.000.000 €
[fonte: Mediobanca]
- l'enoturismo movimenta 3,5 milioni di turisti; - il fatturato, stimato 2,5 miliardi di euro, si conferma in costante crescita; - il turismo del vino continua ad essere uno strumento promozionale strategico per la rivalutazione del patrimonio delle risorse agro-alimentari e per un certo sviluppo economico: il vino è sempre di meno alimento e sempre più occasione per migliorare stile e qualità della vita; ed è ormai anche un pretesto per alimentare la fantasia, per scoprire territori, cantine, prodotti, cucine, convivialità inattese; - al vertice nelle intenzioni di visita in distretti del vino (un potenziale di 10 milioni di italiani con "intenzioni, progetti di viaggio" nei singoli micro-distretti) ci sono Chianti Classico, Montalcino e Langhe.
- barbatelle, macchine per l'enologia, botti, macchine agricole, tappi di sughero... hanno un giro d'affari di 2.600 milioni di euro; - l'Italia è il maggiore utilizzatore di tappi di sughero: 1,5 miliardi di pezzi; - un tappo di sughero standard costa 0,20 €; un tappo di sughero super da 6 centimetri anche 0,80 €; - la produzione vivaistica è all'avanguardia nel mondo con 3.000 addetti; il fatturato è di 150 milioni di euro; - i vitigni più richiesti sono quelli neri (74%); - i vivai Cooperativi di Rauscedo, leader mondiale per la produzione vivaistica di barbatelle, rappresentano il 52% del mercato italiano.
[fonte: Agrapress]
Al Vinitaly il 15% in più di operatori stranieri
Un incremento del 15% degli operatori esteri, 38 mila presenze (33 mila nel 2006) su 150 mila totali (+4% rispetto all’edizione precedente) provenienti da oltre 100 paesi. Sono i dati del pre-consuntivo della 41° salone del Vinitaly che confermano le maggiori presenze di importatori indiani, giapponesi, russi e dell’est europeo attese prima dell’inizio della fiera. Grande soddisfazione è stata manifestata dagli espositori per i numerosi e qualificati contatti commerciali, per la crescita dei servizi e la programmazione di eventi. “la sintesi di questo Vinitaly è stata innovazione e concretezza. Il successo è dato soprattutto dal numero dei contatti di affari che le aziende espositrici hanno avuto - ha spiegato Flavio Piva, condirettore generale e direttore mercato di Veronafiere - proprio con buyer e operatori provenienti da tutto il mondo che hanno dimostrato un interesse crescente per i vini italiani e per quelli dei nostri espositori esteri cresciuti in numero e presenze”.
[fonte: Agrapress]
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